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Il metodo S.M.A.K.E.

Dare forma alla visione. Costruire il cambiamento.

Il metodo S.M.A.K.E. nasce da una constatazione semplice ma scomoda: molte persone oggi capiscono molto, ma costruiscono poco.
Altre fanno molto, ma senza una direzione che sentano davvero loro.

S.M.A.K.E. esiste per colmare questo vuoto.
Non per motivare.
Non per dare risposte preconfezionate.
Ma per trasformare visioni interiori in progetti reali, passo dopo passo.

È il metodo che utilizzo come Visionmaker per accompagnare persone, professionisti e creatori in momenti di transizione, confusione o riprogettazione profonda.

Perché S.M.A.K.E. non è coaching tradizionale

Il coaching lavora soprattutto sulla consapevolezza.
La consulenza lavora sulle soluzioni.

S.M.A.K.E. lavora sull’identità in azione.

Qui non ci si limita a “capire qualcosa di sé”.
Si costruisce qualcosa nel mondo, in modo coerente con ciò che si è diventando.

Il Visionmaker non è un motivatore, né un consulente.
È un facilitatore progettuale:
aiuta a vedere, scegliere, strutturare e agire senza forzature.

La domanda che guida tutto il metodo

Prima di ogni strumento, prima di ogni azione, c’è una domanda centrale:

“Sto costruendo consapevolmente chi sto diventando,
o sto lasciando che la vita decida per me?”

S.M.A.K.E. serve a non lasciare questa domanda senza risposta.

S.M.A.K.E. nell’era digitale e dell’AI

Il metodo è pensato per funzionare anche in un mondo:

  • complesso e instabile
  • saturo di possibilità
  • attraversato dall’intelligenza artificiale

Qui l’AI non sostituisce la visione.
La amplifica, se usata con criterio.

Il Visionmaker aiuta a scegliere quali strumenti usare,
quando usarli
e soprattutto perché usarli.

Per chi non è

Non è per chi:

  • cerca motivazione rapida
  • vuole scorciatoie
  • delega sempre fuori le proprie scelte
  • chiede risposte senza voler fare domande

Le 5 fasi del metodo S.M.A.K.E.

Il metodo è ciclico, non lineare.
Ogni fase prepara la successiva e, quando serve, si ritorna indietro con più chiarezza.

S - Stillness

Silenzio funzionale

Non si può vedere chiaramente se l’acqua è agitata.

Questa fase serve a ridurre il rumore, non a “pensare di più”.
Qui si rallenta, si crea spazio, si ricalibra l’attenzione.

È il punto in cui emergono le intuizioni autentiche, non quelle imposte da aspettative, modelli o urgenze esterne.

Saltare questa fase significa costruire progetti efficienti ma disallineati.

M - Mapping

Mappatura generativa

Una mappa non è un piano.
È un campo vivo di possibilità.

Qui si porta fuori ciò che è confuso:
talenti, risorse, limiti, desideri, blocchi, scenari futuri.

La persona smette di vedersi come “un problema da sistemare” e inizia a vedersi come un sistema complesso da comprendere.

Il risultato è una mappa chiara, visiva e condivisibile.

A - Architecting

Progettazione adattiva

Non si tratta di pianificare tutto, ma di creare architetture leggere ma solide.

Qui la visione incontra la realtà:
tempo, lavoro, tecnologia, strumenti (anche AI), relazioni.

Si costruisce una struttura che regge l’incertezza, senza irrigidirsi in piani che la vita smentirà.

Il progetto prende forma, ma resta vivo.

K - Kickstarting

Attivazione concreta

La visione prende vita solo quando incontra la materia.

In questa fase si passa all’azione reale:
micro-esperimenti, lanci pilota, primi passi visibili.

Qui avviene la vera differenza rispetto al coaching:
si fa qualcosa nel mondo, non solo nella testa.

L’azione genera dati, emozioni, feedback.
E soprattutto: momentum.

E - Evolving

Adattamento e consolidamento

Il cambiamento non finisce quando agisci.
Inizia quando impari da ciò che hai fatto.

Qui si integra l’esperienza, si osservano i pattern, si aggiorna l’identità.

La persona non torna “come prima”.
Diventa qualcun altro, in modo graduale e sostenibile.

Da qui può iniziare un nuovo ciclo S.M.A.K.E., con più consapevolezza e più forza.

Il metodo S.M.A.K.E. Occupati di Te